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Una nuova frontiera per Twitter: la terapia dei disturbi comunicativi

Quello di cui parleremo oggi, vi potrà sembrare fantascienza o fanta-medicina, ma sta crescendo sempre di più il numero delle ricerche scientifiche che vedono Twitter quale alleato per il mantenimento della nostra salute o come protagonista di alcuni percorsi terapeutici.

Dai ben più noti studi che hanno riconosciuto l’utilità di questo social nello studio dell’evoluzione geografica e temporale di epidemie, il cambio di prospettiva consiste nello spostare queste valutazioni verso le persone che sono affette da patologie croniche per conoscerne i bisogni e sino ad arrivare alle indagini circa un suo ruolo come strumento di cura.

Un recente articolo ha analizzato la letteratura riguardante l’utilizzo dei social network (principalmente Twitter e Facebook) nei percorsi riabilitativi che seguono gli episodi di trauma cerebrale. Pur avendo presente che non è del tutto chiaro il rapporto rischio-beneficio di questa pratica, dalla meta-analisi emerge quanto sia urgente affrontare il grave isolamento sociale che questa tipologia di pazienti vive durante la lunga fase di riabilitazione.

Non mancano, infatti, evidenze di quanto la perdita di molte delle relazioni umane coltivate prima di incorrere nel problema di salute possa essere compensata attraverso la creazione di reti sociali sul web. Inoltre, queste possono evolvere nel canale ideale dove condivisione esperienze e/o scambiare punti di vista.

Una delle redattrici dell’articolo citato, Bronwyn Hemsley, professore associato all’Università di Newcastle in Australia dove si occupa di patologie della sfera comunicativa in adulti e bambini, è decisamente convinta del fatto che il percorso terapeutico possa beneficiare dall’integrazione tra gli approcci tradizionali e i mezzi di comunicazione digitali.

Non a caso, il suo personale filone di ricerca ha portato a diverse pubblicazioni il cui fil rouge è stato mostrare come Twitter sia in grado di far ritrovare alle persone la capacità di esprimere i propri pensieri grazie alla brevità dei messaggi (che lo ha reso indiscutibilmente unico e controverso), e alla necessità che questi siano semplici per essere compresi.

Le persone con i problemi più marcati nel mettere insieme un discorso, rivelano come sia per loro facile entrare in sintonia con l’ambiente di questo social network e con coloro che lo popolano.

Da quanto riferiscono, hanno la netta sensazione che chi li ascolta cerchi di completare le loro frasi e il ragionamento che vi è dietro, siano ad avere l’impressione che gli interlocutori parlino a loro nome e portino avanti le loro istanze.

Nonostante i numeri delle ricerche siano ancora piccoli, risulta chiaramente la capacità di questo mezzo di comunicazione di far vivere esperienze positive ai soggetti affetti da disturbi comunicativi.

I feedback ricevuti dai ricercatori rivelano tra le azioni principalmente compiute i retweet e i messaggi diretti piuttosto che il lancio di tweet in prima persona che attesterebbe una presenza più attiva.

Nonostante ciò, Twitter viene visto come un luogo dove trovare aiuto, essere coinvolti in modo sicuro in conversazioni interessanti, dare il via a community che si riconoscono attorno ad un hashtag per poi evolvere in veri e propri network ad alto indice di partecipazione.

A fronte di questi primi risultati che definirei confortanti, quali sono gli obiettivi che si prefiggono gli specialisti nei disturbi della comunicazione? Essenzialmente due:

  1. a) identificare una base di conoscenze comuni circa I risultati ottenuti dalle sperimentazioni condotte sino ad ora sull’uso di Twitter da parte delle persone con gravi deficit fisici e comunicazionali che hanno confidenza con il web facendo parte di community online e forum;
  2. b) codificare una serie di protocolli che possano essere applicati in modo ampio e sicuro per accrescere le attuali conoscenze sui benefici che il social network in questione (o altri canali di comunicazione simili) possono apportare nei percorsi di recupero intellettivo e funzionale.

Nella speranza che si riesca ad approfondire questa nuova frontiera che vedere intrecciarsi le dinamiche dei social e le terapie riabilitative, ci interesserebbe sapere la vostra opinione nei commenti.

Laura De Biaggi

Laura De Biaggi

Dopo una laurea in Fisica dei Biosistemi e diversi anni di esperienza in un’azienda multinazionale biomedicale, come consulente nel settore dell’Healthcare ha pianificato l’attività di marketing di siti specialistici e di campagne di comunicazione, curando la gestione completa del piano di comunicazione e introducendo un nuovo metodo di consulenza che mira a condividere con il cliente, medico, azienda o Istituto che sia, la selezione dei risultati attesi e previsti con il fine di espandere le proprie attività e il proprio business.
L’offerta di salute va, infatti, coordinata da specialisti che sappiano ridisegnare una immagine più adeguata alle richieste del mercato e del territorio. I principi guida di questo lavoro sono rapidità, moltiplicazione dei canali e della visibilità, precisione, comprensibilità e targettizzazione dei contenuti scientifici, ritorno economico per i clienti.

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