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Nuove frontiere nella cura: controllare sintomi e diagnosi online

Quest’oggi ho deciso di non parlarvi di un argomento in particolare per poi dirvi cosa ne penso in merito, bensì di riportarvi un articolo sull’attendibilità delle ricerche online che le persone fanno in merito alla propria salute.

Apparso lo scorso venerdì sul Washington Post, la novità non è tanto l’uso della rete in ambito helthcare, ma il fatto che è stato condotto per la prima volta uno studio scientifico sull’utilizzo dei siti medici specializzati nell’aiutare a comprendere meglio una diagnosi ricevuta.

Ma veniamo al dunque. Vi è mai capitato di fare una ricerca in internet per capire il significato di un termine medico (sintomo, patologia, accertamento diagnostico, etc.) e ottenere come risposta un qualcosa che non vi convincesse molto o che non avesse alcuna relazione con ciò che avevate chiesto? State tranquilli, non è la vostra immaginazione.

Questo tipo di indagini, in genere, possono essere condotte interrogando direttamente i motori di ricerca oppure consultando tutta una serie di piattaforme nate in ambito clinico oppure come estensione di siti istituzionali.

In un recente studio della Harvard Medical School, primo nel suo genere, ne sono state testate ben 23 rilevando non poche imprecisioni nelle informazioni che erano in grado di restituire.

Siti web di ospedali famosi come la Mayo Clinic, di società scientifiche come l’Accademia Americana di Pediatria o di realtà legate alla comunicazione digitale nell’healthcare come WebMD hanno palesato una sostanziale inadeguatezza delle risposte, a prescindere dal fatto che l’errore principale riguardasse la diagnosi piuttosto che la valutazione della contromisura da intraprendere.

Volendo dare alcuni numeri che rappresentino meglio quanto osservato, la corretta diagnosi corrispondeva al primo risultato presentato in risposta alla richiesta fatta nel 34% dei casi oppure all’interno dei primi tre nel 51% dei casi.

Ciò significa che, spesso, questo tipo di strumento d’indagine può essere d’aiuto al paziente per capire meglio i contorni della diagnosi che ha ricevuto e diventare, ma anche una fonte di ansie eccessive quando vengono commessi degli errori o il consiglio in merito alle azioni da intraprendere è fin troppo esagerato.

Per comprendere come possano verificarsi simili inconvenienti è necessario capire quali siano le dinamiche cui le persone vanno incontro quando portano avanti questo tipo di ricerche.

Trattandosi di programmi interattivi, la descrizione dei dolori e delle altre sintomatologie è seguita da una serie di domande concepite per approfondire la comprensione del disturbo o della patologia. Dopo che l’individuo ha risposto, la piattaforma propone una serie di possibili diagnosi che l’algoritmo ordina secondo un criterio di maggiore attinenza alle informazioni fornite oppure un unico verdetto.

Lo studio, pubblicato sul British Medical Journal, prevedeva la conduzione di 45 ricerche a partire da altrettanti potenziali scenari di malattia che hanno cercato di coprire la maggior parte delle condizioni cliniche e dei rispettivi fattori demografici.

Equamente suddivisi tra casi che richiedevano un trattamento d’urgenza, situazioni che non lo richiedevano e contesti in cui poteva essere sufficiente un auto-medicazione senza nemmeno un ricorso al medico, 26 hanno dato origine a diagnosi attendibili e 19 delle risposte senza alcuna relazione con la domanda.

Un punteggio alto è stato dato ogni volta che i siti riportavano la diagnosi corretta al primo posto (circostanza verificatasi raramente), scendendo progressivamente per tutti quelli che la mostravano all’interno delle prime tre soluzioni proposte, per poi terminare con quelli definibili non utili in merito all’esigenza del “finto paziente”.

Un secondo aspetto valutato dai ricercatori è stato l’accuratezza avuta da parte delle pagine mediche nell’indicare, una volta ricondotta ad una diagnosi la serie di sintomi introdotti dall’individuo, la modalità con cui doveva essere affrontata: un trattamento gestibile in modo autonomo oppure mediante il consulto con un medico.

La risposta relativa a questo suggerimento si è rivelata appropriata nel 57% dei casi e ha evidenziato una generale tendenza a suggerire l’assistenza quando il paziente riferiva di trovarsi in una situazione di emergenza o dolore acuto. Solo per quattro piattaforme, iTriage, Symcat, Symtomate e Isabel, il consiglio finale risultava essere sempre quello di cercare un dottore senza distinguere i casi in cui non era strettamente necessario.

Sebbene le casistiche utilizzate nello studio non siano state presentate a dei professionisti medici privando i risultati dello studio di una confronto diretto, le performance dello strumento digitale non si sono rivelate molto diverse da quelle già note per i ben più vecchi centralini telefonici d’emergenza.

Pur non avendo un’idea delle conseguenze di questo specifico comportamento, i dati circa le difficoltà che vivono i sistemi sanitari oggi sono comunque allarmanti.

Un altro studio, condotto e pubblicato nel 2014 su un’altra rivista della famiglia BMJ, BMJ Quality & Safety stima che ogni anno negli Stati Uniti vi siano circa 12 milioni di persone (1 paziente ogni 20) che ricevono una diagnosi non corretta e, nella metà dei casi, la cosa si traduce in un esito negativo.

L’autore principale dello studio, il Dr. Hardeep Singh,  si occupa da parecchi anni dell’argomento. In un altro articolo uscito nel 2012  su JAMA Internal Medicine aveva riscontrato come le ragioni più comunemente correlate all’errore diagnostico riguardano:

  • la prescrizione degli esami di laboratorio e/o accertamenti strumentali;
  • la difficoltà del paziente nel riferire una storia clinica accurata;
  • gli errori dei medici nell’interpretare i referti dei test.

Questi numeri aiutano a inquadrare la situazione nel suo complesso e a comprendere perché il diffondersi delle nuove tecnologie e lo spostamento verso l’online di molte ricerche di informazioni, abbia portato le persone ad approfondire le informazioni ricevute dal medico attraverso questi strumenti online di cui abbiamo illustrato le performance.

Oltre ad ulteriori conferme della sua entità, il fenomeno della “diagnosi online” dovrebbe diventare una priorità  per le autorità regolatorie le quali, dopo le opportune verifiche, dovrebbero muoversi in modo deciso verso un rafforzamento dei controlli così come è successo all’inizio del 2015 per le App di interesse medico.

Laura De Biaggi

Laura De Biaggi

Dopo una laurea in Fisica dei Biosistemi e diversi anni di esperienza in un’azienda multinazionale biomedicale, come consulente nel settore dell’Healthcare ha pianificato l’attività di marketing di siti specialistici e di campagne di comunicazione, curando la gestione completa del piano di comunicazione e introducendo un nuovo metodo di consulenza che mira a condividere con il cliente, medico, azienda o Istituto che sia, la selezione dei risultati attesi e previsti con il fine di espandere le proprie attività e il proprio business.
L’offerta di salute va, infatti, coordinata da specialisti che sappiano ridisegnare una immagine più adeguata alle richieste del mercato e del territorio. I principi guida di questo lavoro sono rapidità, moltiplicazione dei canali e della visibilità, precisione, comprensibilità e targettizzazione dei contenuti scientifici, ritorno economico per i clienti.

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