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Salute digitale: la medicina che verrà tra innovazioni di oggi e ipotesi di scenari futuri

Negli ultimi anni siamo stati travolti dall’arrivo del digitale che è prepotentemente entrato a far parte della nostra quotidianità. Quando si parla di salute, sembra difficile trovare una sintesi a livello sia di intenti sia di progettualità dovendo far incontrare due mondi diversi tra loro, ma la realtà dice il contrario.

La ricerca di nuove tecnologie dedicate a specifiche esigenze assistenziali oppure di soluzioni mobile per il mantenimento del proprio benessere, sembra non avere alcuna paura delle sfide che si trova ad affrontare mettendo in campo sempre nuove e interessanti collaborazioni (anche tra soggetti non così affini tra loro).

Non a caso, le proiezioni di una recente indagine condotta da ABI Research, danno ragione a chi si è esposto con grandi investimenti e rivelano un mercato in crescita a livello globale. I dispositivi wireless indossabili per un uso legato al proprio benessere o alla salute raggiungeranno i 170 milioni di unità vendute nel 2017.

Per capire meglio quali siano le ragioni di questo andamento è molto utile dare uno sguardo all’infografica elaborata dall’agenzia britannica Vision2You dalla quale emerge quanto possedere il dispositivo o accessorio tecnologico di moda, l’ossessione di averne bisogno senza che ci sia una ragione reale e i casi in cui vi sia la possibilità di un beneficio per la propria salute, costituiscano la ricetta alla base di un simile successo.

 

wearable technology inphographic

 

Un’idea molto più particolareggiata di quali direzioni il concetto di salute, l’approccio alla cura e i percorsi assistenziali stiano seguendo è possibile averla grazie a fonti accurate come Scienceroll, mHealthWatch, Healthcare Informatics e The Science Times.

Uno tra i più piacevoli e utili è il blog del Dr Bertalan Mesko, il primo dei menzionati, poiché condivide un numero realmente considerevole di informazioni su medicina, salute e tecnologia utilizzando un linguaggio semplice e comprensibile a tutti.

Infatti, da quest’esperienza è nato un libro di ipotesi sulla medicina di domani e, per portare avanti in modo efficace la comunicazione, ha aperto un canale su YouTube, The Medical Futurist, dove sono riuniti i contributi video (tra il divulgativo e il futuribile) ai contenuti trattati nei post.

In un recente articolo ha elencato dodici collaborazioni interessanti che hanno come scopo l’implementazione di dispositivi o l’applicazione di tecnologie su larga scala in ambito salute. Ne riporterò solo alcune, quelle che rendono meglio il tentativo di puntare a grandi risultati:

  1. il primo esempio è l’Oscar Health, intraprendente compagnia assicurativa che ha deciso di dare a coloro che sottoscrivono una polizza la possibilità di condividere i risultati ottenuti nelle attività di fitness grazie all’applicativo Fitbit. Ad ogni traguardo raggiunto nella singola giornata, riceveranno in premio 1 $ per ogni giorno a seguire accomunando vantaggi economici e cura di sé;
  2. ne ha già parlato Andrea Robotti nel precedente post facendo un esempio dell’impegno che ha profuso nell’XPrize, ma Qualcomm (leader mondiale nelle tecnologie 3G, 4G e di wireless di nuova generazione) è scesa al fianco anche di Walgreens, la più grande catena di vendita di farmaci degli Stati Uniti, per crearedispositivi di telemedicina e supporto della cronicità ad alta ricettività e velocità di scambio dati;
  3. l’azienda Organovo, specializzata nella stampa di biomateriali ha stretto alleanza con L’Oréal per far partire nuovi e più approfonditi studi sulla produzione di pelle sintetica; e con la farmaceutica Merck per affinare l’uso della stampa 3D di tessuti virtuali all’interno delle procedure di valutazione delle molecole con l’obiettivo di ridurre drasticamente l’uso delle specie animali;
  4. la Novartis ha siglato un accordo con Google riguardante l’utilizzo delle lenti a contatto digitali che Big G ha brevettato nel 2014. Il frutto del lavoro saranno dei dispositivi in grado di misurare i livelli di glucosio dalle lacrime con gli enormi vantaggi che ciò comporterebbe nella gestione del diabete;
  5. e non poteva mancare la Pfizer che ha sorpreso un po’ tutti annunciando la sua collaborazione con un laboratorio specializzato nella progettazione di dispositivi miniaturizzati di terapia genica per svilupparne di equivalenti che rendano più efficace la delivery dei farmaci.

 

Il post da cui ho tratto questi esempi si è rivelato solo una piccola parte di contenuti riguardanti i fronti di evoluzione più attivi al giorno d’oggi. Tra le varie news sui trend nell’healthcare, un altro scritto un paio di mesi prima ruotava attorno all’interrogativo: chi, come e dove si prenderà cura della nostra salute un domani?

Il tempo che noi stiamo vivendo è una fase di profonda transizione in cui ci stiamo confrontando, per la prima volta, con un cambio radicale dei presupposti attorno a cui ruota la salute e l’assistenza sanitaria.

Quando avremo fatto nostro il concetto secondo cui il nostro star bene sarà sempre di più dipendente dalle attenzioni che avremo nei confronti del nostro corpo, molti degli scenari che oggi sembrano assurdi o degli strumenti di cui non comprendiamo l’utilità, diventeranno normali e/o necessari.

La gestione del nostro benessere non avrà più luoghi precisi al di fuori dei quali non sia possibile agire. Un ospedale non dovrà più essere vissuto come un compartimento stagno, la salute come un qualcosa di inesistente. Il cambio di ottica dovrebbe andare verso un futuro in cui il rimanere sani non sia più un aspetto secondario ma trovi una sua collocazione nella nostra giornata.

Sicuramente non si tratta di un obiettivo raggiungibile da soli, ma tenendo presente i tanti passi in avanti fatti nella gestione della casa con la domotica, l’ipotesi del Dr Mesko di uno scenario in cui il bagno o la camera da letto possono diventare ambienti che ci vengono in aiuto nel tenere sotto controllo la forma fisica, non è poi così azzardata.

Nel bagno, per esempio, strumenti come una bilancia intelligente in grado di misurare più parametri sono già disponibili oggi, ma immaginiamoli integrati ad un sistema che invia i dati allo smartphone e a un pannello posto sullo specchio dove sarà possibile fare delle valutazioni più approfondite sul nostro stato di salute.

Anche i dispositivi per l’igiene dentale hanno fatto passi in avanti e non è così lontana l’ipotesi di un nuovo spazzolino in grado di rilevare la qualità del tempo che si dedica a quest’attività e agire di conseguenza con consigli pratici su come migliorare.

La camera da letto, invece, potrebbe diventare un locale dedicato alla cura del sonno con sistemi in grado di valutare la qualità del sonno e, interagendo con i termostati e le centraline come quelle della Nest (non a caso, comprata da Google), gestire temperatura, luminosità, saturazione dell’’ossigeno. Il risultato saranno un buon addormentamento, la riduzione delle apnee notturne e un risveglio realmente riposati e in forma.

N.d.r. = per poter comprendere meglio e assistere alla rappresentazione del futuribile che vi ho descritto rifacendomi al senso dell’articolo, vi invito a vedere questo video:

Infine, abbiamo la frontiera dei capi di abbigliamento smart in grado di misurare parametri vitali, posture non corrette, livelli di stress e attività cerebrale con l’obiettivo di capire come essere più efficienti sul lavoro senza pregiudicare la qualità di vita e danneggiare il nostro corpo.

Per ora possiamo cominciare a sperimentare con i dispositivi disponibili sul mercato e proiettarci con un po’ più di determinazione e fiducia verso il domani.

La continua ricerca di tecnologie innovative, come testimoniato dai progetti frutto delle nuove joint ventures che ho citato all’inizio, porterà soluzioni sempre più complesse nelle nostre case e si amplierà la porzione di applicativi in grado di “valutare” la salute del nostro organismo.

Migliorando la percezione che avremo della stessa, è verosimile che ne trarrà beneficio anche la qualità della cura che dovremo affrontare senza che il rapporto con il medico o il caregiver sia modificato, se non in meglio, a fronte di una maggiore comprensione e partecipazione.

Laura De Biaggi

Laura De Biaggi

Dopo una laurea in Fisica dei Biosistemi e diversi anni di esperienza in un’azienda multinazionale biomedicale, come consulente nel settore dell’Healthcare ha pianificato l’attività di marketing di siti specialistici e di campagne di comunicazione, curando la gestione completa del piano di comunicazione e introducendo un nuovo metodo di consulenza che mira a condividere con il cliente, medico, azienda o Istituto che sia, la selezione dei risultati attesi e previsti con il fine di espandere le proprie attività e il proprio business.
L’offerta di salute va, infatti, coordinata da specialisti che sappiano ridisegnare una immagine più adeguata alle richieste del mercato e del territorio. I principi guida di questo lavoro sono rapidità, moltiplicazione dei canali e della visibilità, precisione, comprensibilità e targettizzazione dei contenuti scientifici, ritorno economico per i clienti.

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