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XPrize: la realtà che rende il futuro più a portata di mano, anche per la nostra salute

Di che cosa stiamo parlando esattamente? Concretamente, l’XPRIZE è un insieme di cospicui premi in denaro assegnati a coronamento di un lungo percorso di competizione e, contemporaneamente, un’occasione per la diffusione di un sano spirito innovativo e per vedere prendere forma le idee che hanno alla base la voglia di cambiare il mondo in cui viviamo.

Il segreto per una simile alchimia è la capacità che XPRIZE ha nell’identificare le occasioni in cui il mercato non ha affrontato un bisogno poiché:

(1) nessun soggetto ha volute fare un investimento;

(2) sono stati spesi soldi senza raggiungere gli obiettivi iniziali;

(3) non sono stati riconosciuti dei bisogni degni di attenzione;

(4) il problema è noto, ma nessuno sa che non è stato affrontato;

(5) nessuno lo affronta perché si ritiene impossibile trovarvi una soluzione.

In pratica, per i concorrenti si apre un cammino di valutazione della qualità del loro progetto, seguita da una vera e propria simulazione di quello che potrebbe essere lo scenario di operatività. Il processo può durare anche alcuni anni tanto da rappresentare una circostanza di crescita e sviluppo a prescindere dall’esito finale.

Quello appena enunciato non è l’unico risultato, in contemporanea viene raggiunto un obiettivo solo in apparenza secondario che funziona da stimolo per altri soggetti a mettere in gioco la propria immaginazione e verso la società intera a riscoprire la capacità di porsi grandi obiettivi/affrontare temi importanti.

In qualità di ente libero da ogni vincolo, XPRIZE si ritrova nella posizione di poter colmare un vuoto. Nella sua posizione riesce a riunire attorno a obiettivi tanto grandiosi quanto concreti un numero cospicuo di innovatori, uomini di scienza, politici, manager, filantropi e associazioni, che possano garantire ai progetti un notevole supporto logistico, di immagine ed economico.

I contest che prendono forma a cicli di più anni ciascuno secondo le loro caratteristiche e degli obiettivi, possono riguardare i settori dell’istruzione, dell’energia & sviluppo, dell’esplorazione, della globalizzazione e delle scienze della vita e, all’interno degli stessi, avere come oggetto gli argomenti più disparati.

Ad esempio, tra conclusi e ancora in corso, abbiamo:

–   il Global Learning Prize dedicato allo sviluppo di un software open source che per il suo essere intuitivo faciliti l’apprendimento delle basi della scrittura, della lettura e dell’’aritmetica nei paesi in via di sviluppo;

–   il Wendy Schmidt Ocean Health Prize volto a risolvere la costante azione di distruzione da parte dell’’uomo che persevera nel pescare massicciamente, inquinare e sfruttare l’ecosistema che contribuisce a garantirgli la vita sulla Terra;

–   il Google Lunar Prize per tornare sulla Luna nel 2016;

–   il Disney Create Tomorrowland appena partito e dedicato all’idea di futuro che hanno i giovani tra gli 8 e i 17 anni;

–   il Clinical trial Innovation Prize (ancora in fase di valutazione) con il grande obiettivo di incrementare la resa e l’accuratezza degli studi clinici;

–   il Nokia Sensing Prize che ha premiato le innovazioni in termini di dispositivi medici in grado di misurare le informazioni relative a parametri di salute;

sino ad arrivare al concorso che è attualmente in pieno svolgimento e di cui vi parlerò in maniera più estesa. Mi riferisco al Qualcomm Tricorder XPrize, un contest di respiro globale che cambierà il panorama della digital health in modo profondo.

Secondo gli organizzatori del premio, sarebbe la risposta a tutta una serie di bisogni che rimarrebbero tuttora insoddisfatti nonostante i numerosi tentativi di andare in quella direzione. Essi ritengono, infatti, che il settore dell’healthcare sia costitutivamente incapace di garantire una risposta diretta alle richieste del cittadino.

Responsabile di questo sarebbe l’inevitabile interferenza da parte dei medici o delle strutture sanitarie il cui ruolo di consulenza si è gradualmente trasformato in quello di veri e propri intermediari per le necessità del paziente che, senza di loro, è impossibilitato ad agire in autonomia anche quando potrebbe.

In questo senso, la direzione nuova verso cui incoraggiano gli sforzi dei concorrenti del Qualcomm Tricorder XPrize è la ricerca di idee che aiutino a:

  • rendere la salute un obiettivo da perseguire quotidianamente;
  • trasformare alcune dinamiche tipiche dell’agire medico in procedure standardizzabili e riproducibili;
  • affrontare i gap attualmente presenti in termini di tecnologie di rilevamento ai fini diagnostici, rapporto con la tecnologia e regolamentazione della stessa;
  • evolvere la percezione che la gestione della salute sia in mano a poche categorie uniche depositarie della competenza verso un maggiore pluralismo;
  • perseguire una qualità di diagnosi/misurazione che sia indipendente dalle influenze di istituzioni, professionisti e consumatori.

Gli obiettivi che il concorso si è posto sono un gradino più alti rispetto a quelli fissati per il Sensing Prize, ma anche un po’ troppo estremi a mio modo di pensare. Ora, però, è necessario comprendere meglio quali siano i contorni reali del risultato finale cui si tende: un dispositivo da tenere in mano, capace di monitorare il nostro stato di salute attraverso la restituzione istantanea di un quadro approfondito delle nostre condizioni.

Nella scelta del nome vi è già un chiaro indizio poiché, come accadeva in Star Trek, il tricorder era lo strumento utilizzato dagli ufficiali della flotta stellare per effettuare una qualsiasi diagnosi medica. Se la denominazione del premio incarna perfettamente l’obiettivo verso il quale chi gareggia lavorerà andiamo a illustrare quali devono essere i parametri che lo strumento rileverà.

Si tratta di 16 patologie e 5 condizioni vitali. Nel primo gruppo abbiamo l’assenza di sintomi e queste prime 12 malattie: Anemia, Fibrillazione Atriale, BPCO (ovvero Broncopolmonite Cronica Ostruttiva), Diabete, Epatite A, Leucocitosi, Polmonite, Otite, Apnea nel Sonno, Ictus, Tubercolosi, Infezioni Urinarie.

A completamento se ne devono aggiungere altre 3 tra queste: Reattività agli Allergeni (veicolati dall’aria), Colesterolemia, Sindromi Metaboliche, Test dell’HIV, Iper- / Ipo-tiroidismo, Melanoma, Osteoporosi, Mononucleosi, Pertosse, Fuoco di sant’Antonio e Faringite.

I parametri vitali richiesti sono, infine, pressione sanguigna, battito cardiaco, saturazione dell’ossigeno, frequenza respiratoria e temperatura corporea.

Data l’importanza della richiesta, la durata dell’intero percorso di selezione è stata disegnata su tre anni di cui sono già trascorsi due e mezzo. Degli otre 300 team partecipanti, 21 hanno passato un primo step di valutazione rimanendo poi in 10, nell’estate del 2014.

Ad affrontare il rush finale che porterà, nei primi mesi del 2016, a scegliere il vincitore e destinatario dei 10 milioni di dollari messi in palio, abbiamo professionisti più o meno affermati o rilevanti del settore dei medical device così come giovani ricercatori e start-up che provengono dal mondo del biotech.

Al di là dei forse esagerati e un po’ idealistici obiettivi cui accennavo prima presentando il premio, credo che sia comunque auspicabile che il lavoro di concept e di progettazione porti a realizzare degli strumenti utili, sia vissuto da chi ci lavora come una palestra e diventi, nello stesso tempo, un terreno dove far crescere una nuova idea di gestione della salute e della cura.

Il futuro ci porterà, infatti, verso una realtà in cui il cittadino avrà diritto e richiederà sempre più strumenti per poter contribuire in prima persona al proprio benessere e si dovrà proseguire su questo tipo di strada per costruire un domani in cui la tecnologia aiuterà sempre più tanto la diagnosi quanto la prevenzione.

Andrea Robotti

Andrea Robotti

Ha una laurea in biologia e un dottorato in immunologia e biologia cellulare. Lavora per alcuni anni nella ricerca biomedica approfondendo le proprie conoscenze nel campo delle neuroscienze, dell’autoimmunità e delle patologie respiratorie.
Durante le varie esperienze lavorative in ambito sia pubblico sia privato entra in contatto con realtà che fanno emergere la sua passione per la scienza e la diffusione delle conoscenze, mettendolo anche di fronte alla mancanza di comunicazione che genera problemi di organizzazione e di visione strategica. Questo tipo di trascorsi lo stimola a mettersi nuovamente in gioco sul piano professionale frequentando un master presso la Fondazione ISTUD.
Persona energica e determinata, collabora in modo stabile con agenzie specializzate del settore del mondo della comunicazione e della consulenza medico-scientifica in ambito marketing, cercando di mantenere il suo modo di scrivere chiaro nella veicolazione dell’informazione, rispettoso delle fonti e attento al pubblico a cui è destinato ciò che comunica. Agli stessi principi cui si agguinge una caratterizzazione più sociale, si ispira il suo percorso di promozione ed applicazione della medicina narrativa ovvero dello scrivere inteso come strumento di salute, di cura e di valutazione quali-quantitativa dei servizi sanitari o percorsi assistenziali che il cittadino riceve.

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