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L’Italia e la sfida del Patto per la Salute Digitale: a che punto siamo?

Alcuni anni fa, all’interno del patto per la salute relativo al triennio 2014-16, è stata messa nero su bianco per la prima volta l’intenzione di far compiere un notevole salto di qualità all’assistenza sanitaria. Come? Attraverso un percorso volto a promuoverne l’integrazione con la tecnologia e i mezzi di comunicazione digitali.

L’elaborazione dei principi guida e delle disposizioni pratiche relative a questo iter, però, hanno avuto bisogno di tempo e si è dovuto attendere sino al mese di maggio del 2015 per arrivare alla redazione di quello che è stato poi battezzato il patto per la salute digitale.

Con la sua immediata presentazione a livello della conferenza Stato-Regioni, si è poi voluto dare il via alla fase attuativa, la quale si è posta due obiettivi:

  • l’implementazione dei servizi di continuità assistenziale grazie a strategie di gestione coordinata dei pazienti e di comunicazione costante con essi;
  • la realizzazione di strumenti personalizzati per il paziente, mediante i quali egli possa avere piena coscienza del proprio stato di salute e degli eventuali percorsi di cura che sta affrontando.

Grazie all’utilizzo di piattaforme e flussi di lavoro che fanno dei dispositivi elettronici il loro asse portante, la principale intenzione è il ritorno della medicina di territorio al centro della proposta assistenziale e, nello stesso tempo, una progressiva riduzione del numero di persone che si rivolgono agli ospedali.

Anche il mondo delle farmacie, sia ospedaliere sia di territorio, dovrà andare incontro a un rinnovamento nel loro modo di lavorare poiché da semplici punti vendita diventeranno uno snodo cruciale per quanto concerne la logistica del farmaco (consegne a domicilio, monitoraggio dell’appropriatezza delle prescrizioni) e il controllo dell’aderenza alla terapia da parte del paziente.

Un esempio concreto del potenziale intrinseco di questa serie di cambiamenti, è la telemedicina, approccio di cui si parla già da parecchio tempo.

Trattandosi di una modalità di lavoro che fa della capacità di rendere possibili da remoto procedure e/o azioni che ancora necessitano della presenza fisica in ospedale il suo punto di forza, si candida come soluzione d’elezione per affrontare sfide come il monitoraggio costante di cui necessita un malato cronico, senza che questi debba uscire da casa.

Per estensione, quindi, si potrà arrivare all’esecuzione svincolata dalla presenza fisica del personale sanitario e dei pazienti nello stesso luogo, di visite, refertazioni, prescrizioni e prestazioni diagnostico-terapeutiche.

Proseguendo nell’illustrazione degli strumenti che consentiranno un funzionamento armonico ed efficace della sanità di domani, di vitale importanza sarà il ruolo del Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) che ha bisogno, però, di essere diffuso in modo capillare tra la popolazione per avere ragione d’esistere.

Sono già diversi anni che si discute intorno alle caratteristiche e all’utilità di adottare il FSE, spinti dal fatto che negli USA il suo utilizzo sta cominciando a prendere piede. A fronte dell’esperienza altrui e tenendo presenti le forti differenze nella cultura sanitaria, il nodo centrale sembra risiedere nella necessità di creare nelle persone la consapevolezza di quanto lo strumento possa essere un importante riferimento clinico.

Solo nel momento in cui i pazienti realizzeranno che si tratta di un mezzo in grado di aiutarle a prendersi carico della loro salute, di facilitare la condivisione con medici e/o enti che incontrano nel proprio percorso di cura delle informazioni di cui possono avere bisogno, potremmo aspettarci la scomparsa delle attuali difficoltà di diffusione.

L’auspicio che il contenuto del Patto per la Salute digitale non rimanga solo su carta, ma si traduca in azioni pratiche, è molto forte e a testimoniarlo vi sono anche percorsi iniziati tempo addietro e in modo assolutamente indipendente rispetto alle evoluzioni normative cui abbiamo assistito negli ultimi due anni.

Come non citare quindi l’esperienza e la devozione alla causa di Gian Franco Gensini di cui ho appreso da un recente articolo di Cristina Cenci su Nova, il blog dedicato all’innovazione da Il Sole 24 ORE.

Questo signore nasce cardiologo e grazie alla sua particolare sensibilità, sviluppa molto presto un forte interesse per le vicende quotidiane di medici e pazienti. Nonostante l’anagrafica (potrebbe far parte di quella generazione di medici che non hanno alcuna confidenza con il digitale), la passione per le tecnologie e le relazioni tra curante e assistito, lo porta a diventare uno dei principali promotori della trasformazione digitale in sanità.

È presidente della Società Italiana di Telemedicina e Sanità Elettronica e si deve proprio a una sua originale idea, sposata in modo lungimirante da Mediolanum Farmaceutici,  la creazione della prima “borsa del medico digitale”.

Oltre ad essere un valido strumento per ridurre gli errori clinici, vuole essere un esempio di come strumenti tecnologici possano essere utili per i medici cercando di eliminare lo scetticismo ancora presente all’interno della categoria.

Per fare in modo che questo attuale incamminarsi verso il futuro non si perda per strada, il Patto per la salute digitale ha previsto l’istituzione di organi di controllo in cui confluiscano la maggior parte degli stakeholder e l’istituzione di diversi progetti pilota che aiutino a delineare le buone prassi.

In questo senso, ci tengo a sottolineare lo sforzo divulgativo dell’area innovazione di Federsanità ANCI affinché si diffonda all’interno del sistema assistenziale la conoscenza dei vantaggi di uno scenario dove la salute sposi il digitale, degli strumenti di cui si potrà gradualmente avere bisogno e di come scegliere tra quelli a disposizione.

Andando nel particolare, l’obiettivo è creare dei manuali partendo dalle riflessioni e dagli insegnamenti che solo le esperienze concrete sono in grado di dare.

L’elaborazione di un metro comune o di una serie di suggerimenti pratici dovrebbero confluire in una serie di testi come il “Libro Verde su cronicità e invecchiamento” e i “Quaderni di Innovazione e sanità” il cui progetto è stato presentato recentemente al Forum S@lute svoltosi alla Luiss di Roma.

E voi vi siete chiesti se e quanto sareste pronti a usare il digitale anche quando si parla della vostra salute?

Andrea Robotti

Andrea Robotti

Ha una laurea in biologia e un dottorato in immunologia e biologia cellulare. Lavora per alcuni anni nella ricerca biomedica approfondendo le proprie conoscenze nel campo delle neuroscienze, dell'autoimmunità e delle patologie respiratorie. Durante le varie esperienze lavorative in ambito sia pubblico sia privato entra in contatto con realtà che fanno emergere la sua passione per la scienza e la diffusione delle conoscenze, mettendolo anche di fronte alla mancanza di comunicazione che genera problemi di organizzazione e di visione strategica. Questo tipo di trascorsi lo stimola a mettersi nuovamente in gioco sul piano professionale frequentando un master presso la Fondazione ISTUD. Persona energica e determinata, collabora in modo stabile con agenzie specializzate del settore del mondo della comunicazione e della consulenza medico-scientifica in ambito marketing, cercando di mantenere il suo modo di scrivere chiaro nella veicolazione dell'informazione, rispettoso delle fonti e attento al pubblico a cui è destinato ciò che comunica. Agli stessi principi cui si agguinge una caratterizzazione più sociale, si ispira il suo percorso di promozione ed applicazione della medicina narrativa ovvero dello scrivere inteso come strumento di salute, di cura e di valutazione quali-quantitativa dei servizi sanitari o percorsi assistenziali che il cittadino riceve.

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