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Con l’upgrade del knowledge graph Google si rimette in gioco nell’healthcare

Le statistiche ci dicono che una ricerca su venti di quelle che portiamo avanti ogni giorno su Google ha come tema la salute.

A fronte di questa indicazione, nel mese di febbraio, il gigante dell’informazione via internet ha annunciato pubblicamente di aver introdotto nel motore di ricerca contenuti relativi all’ambito medico per consentire l’approfondimento degli argomenti ad esso correlati.

In pratica, la volontà di casa Google è stata quella di rendere il motore di ricerca in grado di rispondere a tutte quelle richieste riguardanti stile di vita, presenza di lievi disturbi o patologie.

E come pensa di portare a termine tale proposito?

La risposta è semplice, più di quanto si pensi. Vengono fornite informazioni sui sintomi e sulle terapie insieme con altre nozioni importanti che riguardano la diffusione, la gravità, la contagiosità (se presente) e le fasce d’età più colpite.

I dati sono frutto di un lungo lavoro di raccolta e catalogazione e saranno restituiti in risposta alle ricerche degli utenti all’interno del Knowledge Graph, il box di approfondimento introdotto da Google già alcuni mesi fa, il quale compare nella porzione superiore destra della pagina dei risultati. Per quanto riguarda il contributo in termini di immagini la presenza di illustrazioni sarà garantita da atlanti ad alta definizione protetti da licenza.

 Desktop Scree-shot of Knowledge Graph Results

 

Queste sono state le parole con cui il Product Manager di Google ha presentato il nuovo servizio al pubblico: “Tale risultato è stato reso possibile grazie al lavoro di squadra che ha visto coinvolti numerosi medici tra cui lo stesso Dott. Parakh che si è occupato della redazione dei contenuti, del loro editing e continuerà ad aggiornarli anche nel prossimo futuro”.

Nello stesso discorso di lancio, è emerso con forza come il gigante di internet abbia voluto fare le cose per bene. Tutte le informazioni fornite risultano dall’unione di quella che è l’esperienza clinica che questi dottori hanno sul campo con le nozioni reperibili nelle più autorevoli fonti mediche che siano oggi presenti sul web. A ulteriore garanzia di un prodotto finale di qualità, tutto il materiale è stato inviato ai dottori della Mayo Clinic, dove subisce una media di undici distinte revisioni da parte di altrettanti clinici.

Cercando di immaginare le ricadute immediate per il cittadino che naviga su internet, sappiamo quanto egli sia diventato sempre più competente nell’usare la tecnologia per reperire le informazioni che gli sono utili, ma, nonostante la buona conoscenza di dispositivi e canali, la difficoltà a trovare le informazioni che cerca dipende da un fattore diverso: la scelta delle parole chiave in grado di condurli a essi.

Il meccanismo del knowledge graph è stato concepito per compensare quest’aspetto, quindi nel momento in cui anche le informazioni mediche sono presenti al suo interno, darà un grosso contributo anche a coloro che non hanno le idee troppo chiare su quali termini utilizzare.

Anche parole generiche saranno comunque sufficienti per vedersi restituire una serie di contenuti parzialmente filtrati che consentano di proseguire la ricerca in Google o su altri siti abbreviando, di fatto, la durata dell’intera procedura.

 

mobile screen-shot of knowledge graph

 

Chi lavora nel campo della comunicazione digitale sa bene che la principale preoccupazione di chi gestisce un sito, blog o altra pagina sul web che parlano di salute è la percezione delle informazioni (da parte degli utenti) come sufficienti per curarsi andandole a sostituire al rapporto con un medico.

Per evitare simili situazioni si è soliti scrivere dei disclaimer che scoraggino tale comportamento ribadendo la necessità di rivolgersi a un clinico per un qualsiasi consulto in ambito salute, anche preventivo. Google è riuscito ad evitare questo problema posizionando il servizio come una fonte di approfondimento sulle questioni legate alla salute, senza includere alcun suggerimento, ma solo evidenze provenienti dalla pratica clinica.

L’obiettivo dichiarato è quello di creare un punto di partenza autorevole, un qualcosa che non si vuole sostituire ai dottori di riferimento e, soprattutto, ribalti lo scenario recente in cui vi erano poche certezze e i risultati di una qualsiasi ricerca erano a forte rischio tanto di attendibilità quanto di strumentalizzazione.

Sappiamo bene che nell’ambito salute questa non è la prima mossa che Google fa, ma è probabile che questa volta riesca a raccogliere molto di più di quello che ha portato a casa nel confronto diretto tra la piattaforma Google Fit e l’Health Kit di Apple.

Guardando alle scelte fatte in questo caso, la distanza può essere colmata perché si parte da quello che è il punto di forza incontrastato di casa madre: la capacità di raggiungere molte più persone con i propri servizi. In questo senso, se Google riuscirà nell’intento di guadagnare credibilità parlando di allergie, è possibile che ciò evolva in una riposizione di fiducia da parte del paziente anche quando in ballo ci sia un tumore.

In questi primi mesi non bisogna fare altro che attendere, trattandosi di un’implementazione che riguarda solo gli USA, ma presto dovremmo cominciare a osservare quello che sarà stato l’impatto che l’integrazione del Knowledge  Graph con informazioni correlate alla salute avrà sulle abitudini di ricerca, anche se solo di quel pubblico.

Successiva valutazione riguarderà le contromosse degli addetti al marketing. Le ricerche sia organiche sia a pagamento prenderanno direzioni nuove ed è plausibile attendersi dei cambi di strategia, soprattutto nelle seconde e da parte delle aziende farmaceutiche che dovranno alzare la posta che mettono ora in gioco e spostarla verso gruppi di parole chiave più ristretti.

I più cinici potranno dire che dietro tutta questa operazione ci sia l’ennesimo tentativo da parte di Google di appropriarsi di una parte consistente della comunicazione verticale in ambito healthcare, ma non mi sento di appoggiare questa tesi come alcuni analisti di settore americani sostengono.

Il suo disegno sembra essere quello di avere, nel complesso, un’informazione in campo medico la cui qualità sia maggiore e rendere gli utenti più consapevoli riguardo all’utilizzo del web quando si hanno problemi di salute. In un’intervista apparsa su Search Engine Land, i responsabili di Google hanno rivelato di avere anche un altro auspicio circa la possibilità che l’intera iniziativa porti a individuare e promuovere altri editori che sposino la stessa causa.

Quali sono, secondo voi, le potenziali risposte all’arrivo di tale implementazione in Europa e, soprattutto, in Italia?

Vi aspetto nei commenti!

Laura De Biaggi

Laura De Biaggi

Dopo una laurea in Fisica dei Biosistemi e diversi anni di esperienza in un'azienda multinazionale biomedicale, come consulente nel settore dell’Healthcare ha pianificato l’attività di marketing di siti specialistici e di campagne di comunicazione, curando la gestione completa del piano di comunicazione e introducendo un nuovo metodo di consulenza che mira a condividere con il cliente, medico, azienda o Istituto che sia, la selezione dei risultati attesi e previsti con il fine di espandere le proprie attività e il proprio business. L’offerta di salute va, infatti, coordinata da specialisti che sappiano ridisegnare una immagine più adeguata alle richieste del mercato e del territorio. I principi guida di questo lavoro sono rapidità, moltiplicazione dei canali e della visibilità, precisione, comprensibilità e targettizzazione dei contenuti scientifici, ritorno economico per i clienti.

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