0

Lo storytelling, esempio di un nuovo modo di comunicare a partire dall’esperienza del paziente

Milano, 15 e 16 maggio 2014. Presso il Teatro Elfo Puccini ha avuto luogo la prima edizione dell’Italian Digital Health Summit. Come l’uso della lingua inglese nel creare il nome di un evento tutto italiano testimonia come non se ne possa fare a meno quando si parla di tecnologia, anche nella comunicazione in ambito Salute si fa sempre più forte la necessità che i vari soggetti coinvolti portino avanti una profonda riflessione su quelle che sono le prospettive future, sui principali canali su cui è opportuno collocarsi oggi e sull’evoluzione dei linguaggi.

Il tema attorno al quale si è sviluppato l’evento non poteva che essere quello del paziente come elemento centrale. Oggi, non si può ignorare l’aumento del suo grado di coinvolgimento spontaneo e i cambiamenti avvenuti nel modo in cui esso ricerca e fruisce delle informazioni. È davanti agli occhi di tutti come esso diventi ogni giorno più protagonista e consapevole del proprio stato di salute, senza incontrare, però, una risposta adeguata alle proprie richieste.

Posto che internet è il veicolo principale delle interazioni citate e che lo sarà ancora di più per il rapido evolversi e differenziarsi delle moderne tecnologie, è necessario che il nuovo stile di comunicazione sia individuato considerando come l’ambiente faccia della libertà di fruizione il suo elemento identificativo. Gli aspetti su cui appare necessario fare leva oggi, sembrano essere l’utilizzo in modo cosciente da parte di tutti i soggetti coinvolti e l’aumento della condivisione di esperienze e/o contenuti. Solo seguendo questo indirizzo sarà possibile garantire l’attendibilità e l’affidabilità per il risultato di qualsivoglia ricerca in internet.

Nel solco di quelle che sono le ultime frontiere nell’uso delle tecnologie, sono comunque evidenziabili iniziative importanti che contemplano il coinvolgimento del pubblico. Ambienti quali i social network si inseriscono in modo sempre più marcato nella vita di tutti giorni diventando, anche in ambito Salute, le piattaforme d’elezione sia per prendere spunto dai comportamenti delle persone sia per affidare le sorti dei progetti alla loro notevole capacità di raggiungere un vasto numero di persone.

Una prova in questo senso è venuta, ad esempio, da ciò che è successo in sala dove molte persone hanno preso appunti servendosi di strumenti informatici come laptop, tablet e smartphone, contribuendo anche nel dare grande risonanza alla manifestazione su Twitter. L’hashtag #aboutdigitalhealth si è rivelato, infatti, un vero e proprio fil rouge divenendo un esempio di giornalismo digitale in tempo reale, un luogo dove i presenti potevano liberamente dare una propria lettura agli interventi nonché il tramite per esprimere un parere sulle esperienze raccontate dai relatori.

Lo snodarsi spontaneo di tanti racconti fatti di pensieri, foto, impressioni e opinioni tra un cinguettio e l’altro ha poi permesso, grazie all’intuizione di due persone (Eugenio Santoro e Domenico Mancini), che i vari contenuti confluissero a costituire l’intreccio narrativo di due esempi di Storytelling. Grazie a questi collage è stato possibile avere un quadro di quanto accaduto dal valore unico perché si tratta di qualcosa che va oltre un semplice articolo di cronaca. Siamo di fronte ad una vera e propria storia in cui ogni sfaccettatura dell’evento può essere colta e mantiene la sua “vitalità” grazie al conservarsi delle emozioni che il pubblico ha condiviso.

Questo tipo di dinamica a forte connotazione narrativa non è però rimasta confinata all’attività che si è spontaneamente snodata su Twitter, ma è divenuta una vera e propria tematica di discussione a livello dell’’intero evento indipendentemente dall’aspetto della comunicazione affrontato (caratteristiche, qualità e regolamentazione) e dai diversi soggetti che partecipavano alle tavole rotonde (associazioni mediche, di pazienti, aziende farmaceutiche e/o biomedicali e agenzie di comunicazione).

Tra le varie case history illustrate, molte hanno avuto come fulcro del loro intervento la nascita di un rapporto stretto con il paziente. La diversità di soggetti e punti di vista ha permesso di comprendere come le sue esperienze e i suoi racconti possano influenzare le scelte dei nuovi canali e le modalità di fare comunicazione. Un numero sempre crescente di rilevazioni evidenziano come i pazienti siano secondi solo ai medici come importanza sul web e sui social network, rendendo una certezza l’ipotesi iniziale per cui sono dei veri e propri influencer. Il risultato auspicabile per il futuro è che linguaggio ed esempi utilizzati per la trattazione di patologie e di prodotti farmaceutici siano sempre di più condizionati dai vissuti personali.

Nel caso dell’iniziativa AISM, occorre evidenziare come essa abbia radici profonde in una presenza sui social che dura oramai da più di cinque anni. Attraverso di essa è stato possibile ascoltare in modo accurato e continuativo (social listening) e riunire progressivamente una community attorno ai temi più rilevanti per una persona affetta dalla patologia o coinvolta nella sua assistenza. Di qui la nascita di un blog, con tanto di redazione, dove pazienti di ogni età si ritrovano per confrontarsi e condividere le loro esperienze di vita. Il risultato non potrà che essere la possibilità per le persone in simili condizioni di potersi riconoscere. Riflesso istintuale di un individuo che diventa “paziente” è cercare le esperienze degli altri.

Quello dell’ASL di Varese, invece, lo ritengo un importante esempio di progettualità a vocazione istituzionale e di territorio avendo avuto tra gli attori coinvolti anche il Comune. La delicatezza dell’argomento oggetto della campagna d’informazione (sensibilizzazione verso l’HIV) come del suo destinatario (i giovani), hanno trovato la sintesi migliore grazie ad un approccio di ascolto e condivisione attraverso gli sportelli dell’informa-giovani e vari account sui social networks. Dai principali temi oggetto di discussione è nato un fumetto, vario materiale informativo a esso ispirato come volantini e tovagliette per pub e, infine, un video caricato su YouTube. (www.facebook.com/iosonoleonerd)

Dovendo citare la realtà che ha scelto di utilizzare con maggiore convinzione e apertura al pubblico il mezzo digitale, non possiamo che parlare di Sanofi. Come evidenziato dalle parole della responsabile comunicazione Daniela Poggi “il web 2.0 non è solo un tool, ma un approccio culturale” e “spesso le aziende non hanno il tempo di fermarsi ad ascoltare il web”. Partendo da queste premesse, l’azienda mira a raccogliere a livello delle community online e offline le priorità e le sfide per prevenire e gestire al meglio il diabete. A questo scopo ha lanciato a livello delle piattaforme Google Plus e Hangout il progetto “#5azioni” che si estenderà da gennaio a venerdì 14 novembre 2014 (Giornata Mondiale del Diabete). In quella circostanza, verranno presentate alle istituzioni politiche le 5 azioni prescelte tra le tante arrivate nel corso dell’anno al fine di stilare un’agenda digitale al riguardo.

Segue Merck Serono, il cui concorso “la scienza narrata” volto ad avvicinare i giovani alla scienza, si è evoluto verso l’obiettivo di rendere i futuri attori dell’informazione di domani coscienti dell’importanza di dare un contributo. Ciò non può prescindere, infatti, dall’acquisizione di una minima confidenza con il linguaggio scientifico e con la gestione di canali comunicativi web pubblici. Nato nel 2006 nell’ambiente scolastico, si è successivamente aperto a internet nella sua settima edizione (nel 2013) con un blog, un account Twitter e uno Facebook consentendo anche ai vincitori delle precedenti edizioni di continuare a sperimentarsi attraverso la comunicazione giornalistica.

Infine, non possiamo non considerare l’apporto delle agenzie di comunicazione poiché hanno un ruolo cruciale sia come semplici intermediari sia come attori principali nell’influenzare modelli e linguaggi. Come anelli finali della catena si trovano nella posizione di poter influenzare così come monitorare le modalità con cui sono impostate le campagne di informazione, i trend di ciascun momento storico e restituire i risultati a tutti gli altri soggetti coinvolti.

Che l’ascolto sia portato avanti mediante storytelling, scienza narrata, medicina narrativa, scrittura terapeutica, o narrazione autobiografica rimane pur sempre un momento in cui gli individui parlano di sé o di chi gli è vicino attraverso la scrittura o il racconto orale. In qualunque modo avvenga la condivisione della propria esperienza, essa costituisce un patrimonio immenso in termini clinici, antropologici e di informazione. Un materiale vivo e plasmabile in grado più di ogni altra cosa di fotografare uno stato di malattia, una condizione di assistenza difficile o una difficoltà a prestare le cure adeguate.

In conclusione, non è più pensabile che in un ambito come quello della salute non si porti avanti una comunicazione che crei empatia, aiuti ad attribuire un significato a ciò che accade anche per quei soggetti in difficoltà che rimangono disorientati e trasferisca esperienze generando consapevolezza.

 

Andrea Robotti

Andrea Robotti

Ha una laurea in biologia e un dottorato in immunologia e biologia cellulare. Lavora per alcuni anni nella ricerca biomedica approfondendo le proprie conoscenze nel campo delle neuroscienze, dell'autoimmunità e delle patologie respiratorie. Durante le varie esperienze lavorative in ambito sia pubblico sia privato entra in contatto con realtà che fanno emergere la sua passione per la scienza e la diffusione delle conoscenze, mettendolo anche di fronte alla mancanza di comunicazione che genera problemi di organizzazione e di visione strategica. Questo tipo di trascorsi lo stimola a mettersi nuovamente in gioco sul piano professionale frequentando un master presso la Fondazione ISTUD. Persona energica e determinata, collabora in modo stabile con agenzie specializzate del settore del mondo della comunicazione e della consulenza medico-scientifica in ambito marketing, cercando di mantenere il suo modo di scrivere chiaro nella veicolazione dell'informazione, rispettoso delle fonti e attento al pubblico a cui è destinato ciò che comunica. Agli stessi principi cui si agguinge una caratterizzazione più sociale, si ispira il suo percorso di promozione ed applicazione della medicina narrativa ovvero dello scrivere inteso come strumento di salute, di cura e di valutazione quali-quantitativa dei servizi sanitari o percorsi assistenziali che il cittadino riceve.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *